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Questo blog è pensato come ausilio alla didattica e strumento di comunicazione con gli studenti di "Storia e tecnica della danza e del teatro", "Discipline dello spettacolo" (LM 49- 65), "Metodologia della rappresentazione teatrale" (L-15, vecchio ordinamento), "Laboratorio di danza", "Storia e tecnica della scenografia" (L-3, a.a. 2011-2012), (Metodologia e critica dello spettacolo, L-3, a.a. 2012-2013) Università di Messina. Si consiglia agli studenti di iscriversi, inserendo la propria mail, per ricevere in maniera diretta e immediata tutti gli avvisi della docente.

venerdì 23 dicembre 2011

materiali integrativi per frequentanti


Corso: Storia e tecnica della danza e del teatro (laurea triennale)
Inserisco di seguito alcune citazioni. Queste NON sostituiscono gli appunti presi a lezione individualmente dagli studenti frequentanti. Li integrano, consentendo agli studenti FREQUENTANTI di puntualizzare alcuni passaggi trattati a lezione.

L’ultima danza di Nijnskij
(Ne parla la moglie)


C'erano circa duecento persone radunate nella sala da ballo.
Vaslav entrò nel suo abito da prova, prese una sedia, si sedette di fronte agli spettatori e li fissò, come se volesse leggere il pensiero di ciascuno. Tutti aspettavano in silenzio, come in chiesa. Aspettavano… Il tempo passava. Dobbiamo essere rimasti in questo modo per circa mezz'ora. Il pubblico si comportava come se fosse ipnotizzato da Vaslav.
Finalmente mi avvicinai a lui. "Per favore, vorresti cominciare?" "Come osi disturbarmi! Non sono una macchina. Danzerò quando mi sento". Cercai disperatamente di non scoppiare a piangere. Non mi aveva mai parlato in questo modo e poi davanti a tutta quella gente!
Quando già pensavo di riportarlo a casa, prese dei rotoli di velluto bianco e nero e fece una croce attraverso tutta la lunghezza della sala. Vi si mise al sommo con le braccia spalancate, egli stesso una croce vivente. "Ora vi danzerò la guerra, con la sua sofferenza, con la sua distruzione, con la sua morte. La guerra che non avete prevenuto e di cui quindi siete anche voi responsabili". Era spaventoso.
La danza di Vaslav fu brillante e splendida come sempre, ma era diversa. Qualcosa mi ricordava vagamente quella scena di Petruska in cui la marionetta cerca di sfuggire al suo destino. Sembrava riempire la sala di umanità sofferente e terrorizzata. Era tragico: i suoi gesti erano tutti monumentali, e ci faceva cadere in uno stato di trance, in cui ci pareva di vederlo fluttuare sopra ai cadaveri. Il pubblico sedeva senza respirare, inorridito e stranamente affascinato. Sembravano pietrificati.
E lui danzava, danzava… Roteava attraverso lo spazio portando il pubblico via con sé alla guerra, alla distruzione, alla sofferenza e all'orrore, lottando coi suoi muscoli d'acciaio, la sua agilità, la sua luminosa velocità, il suo essere etereo, per sfuggire alla fine inevitabile. Era la danza della vita contro la morte.


Abbiamo poi la testimonianza dai Diari di Nijnskij:

Ho recitato con grande nervosismo. Mi sono comportato in questo modo di proposito, perché il pubblico mi capisce meglio quando vibro. Loro non capiscono gli artisti placidi. Bisogna essere nervosi. Dio voleva che il pubblico fosse in uno stato di eccitazione. Gli spettatori erano venuti per divertirsi e pensavano che io danzassi per farli divertire. Ma le mie danze incutevano spavento Loro avevano paura di me pensando che volessi ucciderli. Non era vero. Io amavo tutti ma nessuno amava me e io mi innervosii e mi eccitai; gli spettatori hanno colto il mio stato d'animo. Non gli piacevo, volevano andar via.
Ho sentito la presenza di Dio per tutta la sera. Lui mi amava. Io l'amavo. Eravamo sposi. In carrozza, mentre ci dirigevamo al Suvretta, ho detto a mia moglie che oggi era il giorno del mio matrimonio con Dio.


SAGRA DELLA PRIMAVERA (chi era assente a lezione, può trovarne estratti su youtube)

Il primo brano dell'ouverture fu ascoltato in mezzo al brusio e ben presto il pubblico cominciò a comportarsi, non come un dignitoso pubblico di Parigi, ma come un gruppo di ragazzini capricciosi e maleducati.
Presto l'eccitazione, gli urli, divennero assordanti. La gente fischiava, insultava i danzatori e il compositore, gridava, rideva.
Una signora splendidamente vestita in un palco di proscenio si alzò in piedi e schiaffeggiò un giovanotto che fischiava nel palco vicino. Il suo accompagnatore balzò in piedi e i due uomini si scambiarono i biglietti da visita. Ne seguì un duello il giorno dopo.
Un'altra dama di società sputò in faccia ad uno dei dimostranti. La principessa di P: lasciò il suo palco dicendo:"Io ho sessant'anni, ma questa è la prima volta che qualcuno ha avuto l'ardire di  prendermi in giro". A quel punto Diagilev, che era rimasto in piedi livido in un palco, gridò:"Per favore, lasciate finire lo spettacolo!". Ne seguì un acquietamento temporaneo, ma solo temporaneo. Appena il primo quadro fu finito gli strilli ricominciarono. 
Ero assordata da quell'indescrivibile baccano e corsi più in fretta che potevo tra le quinte. Lì era peggio che in sala. I danzatori tremavano, qualcuno piangeva, pensavano che non sarebbero mai tornati nei loro camerini.
Il secondo quadro cominciò, ma era impossibile sentire la musica. Io non potevo tornare al mio posto e l'eccitazione fra gli artisti che osservavano dalle quinte era enorme. Non riuscivo a raggiungere la porta del palcoscenico. Venivo spinta sempre di più tra le quinte.
Nijinskij batteva il ritmo con entrambi i pugni urlando: "Uno, due, tre" agli artisti. La musica non si sentiva dal palco e la sola cosa che guidava i ballerini era Nijinskij che contava dalle quinte. Il suo viso tremava per l'emozione. Io ero addolorata per lui, perché sapevo che quel balletto era una grande creazione. Il solo momento di distensione venne quando iniziò la danza dell'Eletta. Era di una tale indescrivibile forza, di una tale bellezza, che la sua condanna al sacrificio disarmò anche quel pubblico caotico. Dimenticarono di azzuffarsi.